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L'Uomo
dei numeri - Nella Cirinnà |

8 Marzo
2007 la Fondazione Italiani
intervista Nella Cirinnà sul suo nuovo romanzo: L'uomo dei numeri.
L’uomo Dei Numeri. Intervista a
Nella Cirinnà
Lei amante di musica classica lui di musica jazz anni ’60
di Carlotta Degl'Innocenti
"E' l’essere sempre
coinvolti in sentimenti d’amore che ci dà la forza di continuare il
cammino con grinta e passione - sosteneva Laura." Nella Cirinnà, L'Uomo
di Numeri
Nella Cirinnà è musicista, musicologa, regista teatrale e autrice di
programmi radiotelevisivi. Ha firmato numerosi programmi ed ha
collaborato alla ripresa diretta di opere, balletti e concerti sinfonici
con molti direttori d’orchestra. Una personalità estremamente decisa e
molto affabile. Il primo romanzo di Nella Cirinnà “L’Uomo dei Numeri”,
edito Deinotera, è una storia d’amore tra Laura, giornalista musicale, e
Daniele, economista: un incrocio di vite, di momenti passati assieme tra
un viaggio e l’altro, tra una vita e l’altra. L’amore che stravolge, la
passione che si cela nella segretezza e nella complicità degli amanti.
Ma non solo, il tempo testimone di questi sentimenti protegge ed
asseconda la loro unione come fa Virgilio per Paolo e Francesca.
Il lettore attraverso
i capitoli del romanzo, che spaziano tra i ricordi ed il presente, tenta
di raggiungere l’illusione di un momento reale, del ricongiungimento con
la vita del presente nella Storia d’amore e negli affetti famigliari.
Grazie al suo lavoro di sceneggiatrice televisiva e teatrale, Nella
Cirinnà offre ai suoi lettori un percorso particolare, montato in
sequenze: una narrativa che si potrebbe definire estremamente visuale
che coinvolge gli strati inconsci e permette al rimosso di arrivare alla
coscienza.
Qual è il messaggio
che ha voluto dare ai lettori?

"Il messaggio finale è quello dell’amore. Laura è una donna che ha dato
molto, è un’altruista, una persona generosa negli affetti e in tutte le
sue manifestazioni. Se questo messaggio di 'amore' arriva nel finale a
sorpresa, significa che lei nella sua vita ha dato il bene."
Chi è l’uomo dei
numeri?
"È un uomo affascinante. L’uomo del quale ogni donna si potrebbe
innamorare: l’uomo che sfugge, che non riesci a prendere, l’uomo che ti
fa sentire eccezionale come nella canzone di Mina 'Grande, Grande,
Grande'. Però l’uomo dei numeri non ti assicura la quotidianità
come l’uomo normale. È un uomo libero dentro di sè, con il desiderio di
realizzare se stesso ed imporsi. Infatti per lui è importante il lavoro.
In amore, vi è questa donna, che lui, razionalmente, non accetta, e
tuttavia è più forte di lui: gira e rigira, stanno sempre insieme. Lui
mette i paletti, stabilisce come e quando vedersi; lei, stranamente,
donna così decisa nel lavoro e nella vita con i figli, si trova a
subirlo con amore."
A differenza del
figlio di Laura, alla fine c’è la sensazione di codardia che scaturisce
dall’Uomo dei numeri...
"Si. Il figlio è
risentito verso questo uomo perché avendo letto il libro della madre
capisce che lei ha sofferto. Però c’è un punto da definire: il figlio,
così giovane, riesce a capire sua madre. Lui che non è ancora entrato
nel mondo amoroso dai sentimenti forti, può capire l’intensità dei
sentimenti, sapere che cos’è la vera sofferenza, la gioia, la passione.
Sono tutti sentimenti che per lui, ragazzo-figlio, sono ancora lontani:
non li ha ancora vissuti. E quindi ha risentimento perché crede che la
madre abbia sofferto."
Laura sembra seguire
il fato, come concetto della pre-destinazione. Nel libro ricorre questa
tematica. Lei crede nella reincarnazione?
"Ad un certo momento Laura si domanda il motivo per cui rimane attaccata
all'uomo dei numeri. A questo punto pensa alla reincarnazione perché una
sensitiva le ha detto che in una vita precedente è stata la compagna di
Omar Khayyam, poeta-filosofo e letterato dell’epoca del Gran Tamerlano.
Laura ricerca il libro di quartine del poeta e lo legge. Personalmente
credo alla reincarnazione".
I sentimenti che
descrive sono molto verosimili e non sembrano per niente romanzati...
"Penso che le persone
si ritrovano nel libro. In realtà ho molti amici che mi hanno ispirata.
Di recente una cara amica mi ha telefonato per confidarmi che si era
rispecchiata in tutto, anche nella Roma anni ’50. Il critico Ruggeri, mi
ha scritto che il libro è 'un viaggio dentro le donne e di una donna
dentro gli uomini'."
Nella Cirinnà come
donna, vivrebbe una storia di questo tipo?
"Vivere questa storia? Se io l’avessi vissuta avrebbe significato di
avere vissuto intensamente. Se c’è l’amore nella vita, c’è tutto: sia in
modo positivo, sia in modo difficile, la cosa importante è che ci sia
amore. Vi sono donne che probabilmente non hanno mai amato perché non
hanno avuto la capacità o la fortuna dell’incontro. Avere un incontro
d’amore importante è comunque una bella cosa".
Cosa rappresentano per
lei gli amanti?
"Una battuta diceva che 'il matrimonio è una catena talmente pesante che
bisogna essere in tre a portarla". Ho conosciuto molto persone che
avevano l’amante. Indubbiamente, essere amanti quando sono tutte e due
sposati è molto più semplice, perché s’incontrano solo per fare sesso.
Se invece uno dei due è libero diventa una sofferenza. Il copione è
sempre lo stesso, cambiano gli attori. In fondo è un modo di sublimare
il momento sessuale. Se ci sono cose più importanti tra i due, credo che
se uno è sposato dovrà lasciare l’altro per mettersi insieme con
l’amante. Se questo non avviene è chiaro che non vi è amore. Comunque vi
sono anche molti interessi: donne che hanno una certa situazione e che
non la vogliono perdere, 'le famosi mogli di' che hanno un infinità di
privilegi, come la moglie dell’Uomo dei numeri. La moglie pur sapendo
che il marito ha un’altra non glielo dice per convenienza: l’uomo esce
di casa solo quando viene cacciato via. L’uomo da solo non ha il
coraggio".
Lei pensa realmente
che oggi giorno sia possibile coltivare un amore di questo tipo?
"Oggi la donna purtroppo fa delle scelte molto oculate, non le fa sulla
scelta emozionale. Ecco perché, secondo me, i rapporti uomo-donna, oggi,
sono sempre molto più in crisi. Non ci si abbandona più, non si dà più
credito a chi ti sta vicino e non c’è più la voglia di sacrificarsi:
tutto e subito. Con i media, le cose negative sono trasmesse fin dentro
le nostre case e dimentichiamo lo spirito di emulazione che risiede nei
giovani. Questo, secondo me, è un danno gravissimo".
Cosa l’ha spinta a
scrivere questo romanzo?
"Ho scritto tutta la vita sia per la Radio che per la televisione,
speciali e prosa. Quando ho deciso di mettermi davanti al computer per
scrivere qualcosa per me, piano piano ha preso corpo questo romanzo.
Inizialmente ho elaborato la parte interna, alla quale, in seguito, ho
dato la struttura del romanzo vero e proprio. Avevo iniziato con un
sagra familiare ed invece ho costruito una storia d’amore con dentro una
sagra familiare con la storia della famiglia di Laura, una siciliana,
trapiantata a Roma con i suoi cari".
Lei mi ha detto che è
stata molto attenta alla struttura stessa e alla forma del romanzo. Cosa
ci può dire in proposito?
"Ho voluto costruire
questo romanzo in modo che venisse fuori uno spaccato di vita che va
dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta. Sono anni molto importanti per
me: anni vissuti, in cui noi donne abbiamo ottenuto tantissimi diritti e
allo stesso tempo abbiamo perso molto. E' molto importante che le
giovani donne possano capire il potere che hanno in mano, soprattutto,
per un domani, per i loro figli . La storia del romanzo è questa storia
d’amore, tra lei giornalista e lui, economista; dentro c’è anche la
storia di lei, che racconta la Roma degli anni ’50 e ’60, attraversa il
movimento femminista, parla della sua separazione e dell’incontro con
questo uomo con il quale avrà una relazione che dura nel tempo".
Le tematiche che lei
affronta sono in stretto rapporto con la vita contemporanea e
ciononostante riesce, con i ricordi, a comunicare i valori di un tempo?
"Una cosa che ho sottolineato è che Laura, donna nata negli anni ’40, al
momento della separazione, tira fuori la sua parte sicula che la porta
al sacrifico, perché i figli maschi non subiscano altri traumi vedendo
per casa la presenza di un altro uomo. Laura si crea quasi un alibi con
questo uomo sposato che probabilmente non lascerà mai la moglie per lei.
In tal modo Laura si sente cautelata: vive una cosa sua e parallelamente
può vivere tranquillamente con i suoi figli e crescerli senza i sensi di
colpa. Questo le viene dall’educazione repressiva ma nello stesso tempo
affettuosa della madre, aspetto che lei riconoscerà con gli anni. Laura
parla di una famiglia che oggi non esiste più, in cui c’era il nonno,
che in siciliano veniva chiamato “vostra eccellenza” e le figlie davano
del Voi al padre".
Lei ha fatto il
ritratto di una donna che non ha avuto paura di affrontare delle scelte
difficili. Oggi giorno vi sono molte donne in questa situazione. Cosa
ne pensa realmente?
"Essere genitori è difficilissimo, nessuno ce lo insegna. I tempi
cambiano e non possiamo rimanere ancorati a quelle cose che andavano
bene venti anni prima. Infatti anche Laura dice che bisognerebbe vivere
con gli occhi dei figli, mettersi al posto loro, adeguarsi e allo stesso
tempo mediare, per avere un buon rapporto genitore – figlio. Quando si
dice che la famiglia non esiste più, non è vero: è solo cambiata la
famiglia. Purtroppo i genitori sono cambiati. Personalmente pur avendo
lavorato tutta la vita, sono sempre stata molto presente per i miei
figli".
Vi è un intento
autobiografico celato dietro le pagine?
"Ci sono alcuni elementi autobiografici, soprattutto per la descrizione
dei figli, i familiari ed i fratelli di Laura. Mi sono ispirata a
ricordi d’infanzia, agli anni ’50 e alla vita d’adolescente. Anche per
quanto riguarda l'elemento della reincarnazione ho riportato esattamente
quello che mi è stato detto da una sensitiva ovvero che ero stata in una
vita passata la compagna di Omar Khayyam".
Come definirebbe il
suo libro?
"Una storia d’amore, semplicemente".
Ha intenzione di
scrivere qualcos’altro?
"Ancora non mi sono liberata di questo libro. Vorrei ricorreggerlo e
cambiare alcuni passi. Comunque sto pensando a dei racconti: quattro
racconti sugli “Addii” legati alla sonata di Beethoven. Amerei molto
scrivere un programma di sala in cui darei la mia interpretazione di
Sherazade. Descrivere e suscitare la musica che in quel momento si sta
ascoltando in sala".
"Avevo
seminato germogli per avere sempre fiori dal colore diverso che
avrebbero sottolineato la passione, la gelosia, la tenerezza, la
fantasia, l’allegria e la giovinezza, tutti ingredienti per vivere
sempre fuori dagli schemi…"
Nella Cirinnà, L'Uomo di Numeri
Carlotta
Degl'Innocenti