“L’uomo
che dipingeva con i coltelli” di Marco Mazzanti
(Deinotera Editrice – Ottobre 2008) lo definirei un
romanzo cromaticamente tagliente. Che Mazzanti oltre
a scrivere, dipinga è evidente dal suo sguardo
attento alle immagini e alle cromie.
La narrazione risponde alla domanda: cosa farebbe e
come diventerebbe un ragazzo albino cieco che a
sedici anni riacquistasse la vista mai posseduta? La
risposta si va facendo pagina dopo pagina più
inquietante.
Senza voler svelare nulla della trama, dirò qui
soltanto che il ragazzo sarà subito ossessionato dai
colori, diventerà un pittore ed userà una tecnica
molto particolare, che si deduce facilmente dal
titolo. I coltelli però avranno nella sua vita e
nella storia anche altri ruoli.
Se la percezione del mondo per un cieco è
notoriamente diversa, la percezione per un albino
che è stato cieco, può essere ancora diversa, al
punto da portarlo ad interpretare diversamente e
erroneamente gli altri.
Su questi temi si muove l’autore con grande
attenzione alle descrizioni, cromatiche, tattili e
olfattive, trascinando il lettore in un vortice di
sensazioni, a volte persino in una particolare
sensualità traviata.
Interessante è l’incontro con altre menti malate che
non potrà che provocare scintille fatali.
La storia è ambientata sul finire dell’alto
medioevo, ma la collocazione temporale della storia
non appare significativa, descrivendo caratteri
universali che potrebbero muoversi in qualunque
tempo.
La lettura scorre veloce e appassionante, anche
nonostante qualche debolezza linguistica, del tutto
perdonabile.
Un altro autore che merita di farsi strada.

