Non è la pace... ma la CONDANNA dei sensi.
Ho letto
questo romanzo tutto d'un fiato, ed era molto che
desideravo leggerlo, visto che avevo apprezzato il
poetico, magico e delicato come un sussurro, "La
nave del destino - Asia".
Ebbene, dimenticate quell'atmosfera; tra tutti gli
aggettivi sopra elencati resta la poesia, ma i
protagonisti assoluti, qui, sono i sensi.
La vita di Dmtrj, ragazzo cieco ed albino, è
destinata a sconvolgersi nel momento in cui questi
riacquista la vista attraverso un rito magico di un
misterioso stregone; se prima egli si affidava
all'uso amplificato di udito, tatto, olfatto e
gusto, ora comincia ad appoggiarsi in modo estremo
alla vista, che lo fa da cadere nell'errore di
giudicare gli altri in base all'aspetto esteriore
(stesso errore cui, paradossalmente, cadevano gli
altri quando vedevano lui, il "diverso") e al tempo
stesso, osannando ammirazione fino a perdere il
controllo della ragione, nei rari casi in cui si
trovi davanti una persona che lo attiri grazie ad
un'insolita combinazione cromatica.
Dmtrj, come un puro esteta, non esita ad elevarsi
rispetto al resto degli esseri umani, considerandoli
con disprezzo come "carne", pelle... vuota. Ed io mi
sono chiesta se in fondo non fosse lui, quello
vuoto, quello che non vede al di là dell'apparenza,
e che molto spesso s'illude da solo, perché appunto
tende a giudicare superficialmente le persone;
eppure, se penso alla sua particolare tecnica di
dipingere coi coltelli... non è forse ambiguo e
contraddittorio, recidere la superficie per rivelare
e scoprire cosa c'è sotto, nel profondo? Che invece
del sangue, Dmtrj cerchi davvero il colore
dell'anima?
Il senso della vista spinge Dmtrj ad atti folli, ed
è vittima di questa passione irrefrenabile, che non
inizia e termina con la vista, bensì, è talmente
intensa che finisce col coinvolgere tutti gli altri
sensi e diventa carnale, sensuale... Una volta
trovato il soggetto dei suoi interessi, Dmtrj
assapora il profumo, tocca, assaggia... e ad ogni
senso è legato un colore, perché da quando vede, i
colori sono la sua ossessione ed il suo metro di
giudizio. Ma l'anima... quella continua a
sfuggirgli.
Dmtrj è un personaggio contorto, estremo, e penso
che se avesse avuto l'occasione di approfondire il
rapporto con Asja (albina e cieca com'era lui),
grazie a lei forse avrebbe imparato a bilanciarsi un
po'.
Tuttavia non mi sento di condannarlo, così come
l'antagonista, Scile, che più che il suo opposto è
un'altra faccia della stessa medaglia, ambigua e
passionale; i due ragazzi oscillano tra bene e male,
tra la vittima e il carnefice... cosa sia giusto e
cosa sbagliato è difficile a dirsi, e così, se
vogliamo, torna il discorso sul giudizio e la
superficialità.
Tanti buoni elementi, quindi, per un romanzo
originale che vale la pena di leggere, ma
soprattutto, toccare, sentire, annusare, gustare...
e vedere, impresa che risulta facile grazie alla
capacità di Marco Mazzanti nell'evocare immagini,
sensazioni ed atmosfera.
Se proprio devo trovare una critica, avrei preferito
che fosse tutto narrato o in terza persona, o tutto
in prima, alternando dunque solo i soggetti e non la
narrazione.
Interessante anche l'"extra", il racconto di
Mazzanti che ha poi dato spunto a questo romanzo:
l'essenza è proprio la stessa.
Complimenti, Marco! ^_^

