TEMPO.
Una storia fantastica, ricca di colori e
suggestioni che v'incanteranno.
Autore: Marco Mazzanti
Editore: Deinotera
Pagine: 164
Prezzo: € 13.50
Trama:
All’approssimarsi dell’anno
Mille, in un mondo in cui il confine tra
leggenda e realtà va sempre più
assottigliandosi, quattro uomini si
contendono il proprio diritto alla felicità.Tre
gemelli, simili d’aspetto ma opposti nel
carattere, e un re, che crede di aver perso
per sempre il suo unico amore, saranno
costretti a incrociare le proprie strade.Ma
il destino è in agguato e la presenza di
Asia, la cui bellezza è così prepotente da
renderla simile ad un essere ultraterreno,
sconvolgerà i piani di ognuno portando a
conseguenze inaspettate.
RECENSIONE
“Ali di libellula simili a petali
che formano la corolla di un fiore
fantastico e principesco; attorno ad
esso, in bilico sul pelo dell’acqua
palustre,un corteo di docili ninfe,
coccolate dall’afflato della brezza
estiva,sbocciano dando alla luce sirene
vegetali dai capelli bellissimi. Sinuose
come bisce d’acqua seguono i movimenti
delle onde dell’Eusino, affiorando con
le pinne fugaci e le schiene splendenti;
maliarde, sugli scogli imperlati di
corallo, cantano odi ai marinai, loro
amanti umani.”
Siamo alle soglie
dell’anno Mille,
periodo d’attesa di una paventata
fine del mondo, pregno di misteri,
magie e superstizioni.
Realtà storica e fantasia,
si scambiano e s’intrecciano creando
la perfetta scenografia in cui
esibirsi. I primi a salire sul palco
sono Sytane e
Dmtrj, “Una
ninfa dalla pelle di resina lucente
e dagli occhi color del legno
bagnato” lei, albino dal
ramingo passato, lui. Una
storia d’amore che sfida i
pregiudizi sull’aspetto esteriore ed
il colore della pelle, che supera
con pazienza le dolorose morti di
tre figli. Una storia d’amore, che
darà la vita ad un esserino che
sulla schiena porta “due coppie
di grossi petali di fiordaliso,
simili a due ali ” e che da
grande sboccerà in una donna
dall’abbagliante bellezza.
Asia sarà il suo nome.
Secondo atto: nuovi attori si
affacciano sulla scena.
Cincinnatus e
Stella, ricco giovane
grecoromano lui, bellissima schiava
dagli “occhi glauchi intarsiati
di pagliuzze d’orate ”, lei. Un
altro amore, un’altra sfida
al mondo. Questa volta sono
le convenzioni sociali, le
differenze di classe ad essere
spezzate e superate. Il passato
viene lasciato indietro senza
rimorsi o rancori e sulla nuova via,
tre doni vengono raccolti: i loro
nomi saranno Lug, Kendeas e
Maris.
Terzo atto: è il momento di
mescolare le carte e
incrociare i destini dei
beniamini finora conosciuti. Qualcun
altro però reclama la scena; vi si è
intrufolato brevemente con sogni e
visioni negli atti precedenti, ma
adesso il dietro le quinte gli va
stretto e chiede di esser
presentato.
Re
Gerald, sovrano dei
Troll del Caucaso, della
città di Edwilanàm.
Anche la sua è una storia d’amore,
ma altresì di gelosia, di dolore e
di perdita. La sua
ultima e più amata moglie, giace
sospesa in un vaporoso limbo
sognante, maledetta dalla
sirena che prima di lei
sedeva sul trono e condivideva il
letto del marito. Sono
passati trenta anni di
devota vedovanza, ma ormai è giunto
il momento di legarsi ad una nuova
sposa, un essere dall’abbagliante
bellezza. Eccola lì, predetta dalla
sfera di ghiaccio: un balsamo di
speranza per curare il cuore ferito
di Re Gerald.
L’incursione è finita, e possiamo
tornare alla cornice
originale. La seconda
generazione, ormai cresciuta e fatta
di giovani straordinariamente
peculiari, deve incontrarsi e
scontrarsi. La prima tessera di
domino deve cadere e solo alla fine,
guardando dall’alto, sapremo quale
disegno quest’autore-artista,
ha voluto regalarci. Gli atti di
quest’opera in realtà sono quattro
(come i capitoli), e l’ultimo, il
più lungo e avventuroso, merita di
essere sfogliato senza conoscerne il
contenuto. Il mio breve racconto di
questa storia straordinaria si ferma
qui, lasciando tutto sospeso
e nebuloso, per non
disperdere la magia creata da
Mazzanti.
Sarei
però ingiusta se non presentassi
altri attori e co-protagonisti,
che vanno ad aggiungersi al già
fantasioso corollario.
Agato, mangiatore di
spade della Pannonia, dalle “agili
movenze da falco malinconico”
e con “un fascino austero
che faceva sospirare donne di
ogni età”. Nina,
l’equilibrista slava, così
dolcemente fragile e bellissima,
con i “grandi occhi
brillanti come zaffiri, ciglia
lunghe e delicate e un incarnato
da bambola di porcellana con
capelli biondi fluenti e
vaporosi”. Iessing,
lucertola umanoide, con occhi “dolci
e cisposi” e animo gentile,
aiutante prezioso di un
viaggiatore smarrito.
Tre a rappresentare tanti altri, equipaggio curioso e variegato di questa nave chiamata Destino. Per salire a bordo si deva aver amato: con passione, struggimento, dolcezza o dolore, non fa differenza. Che tu sia stato ricambiato o tristemente ignorato, non ha importanza. L’importante è far salire i battiti e scaldare l’animo. Per salire a bordo si deve aver cercato: con tenacia e determinazione, in ogni angolo di mondo conosciuto e non, la strada cucita sulla propria pelle. “Il proprio destino”.
Una storia, fatta di altre storie, di volti ed emozioni, scritta con lo stile lirico di chi ha l’animo poetico e vede il mondo attraverso il velo dell’artista. Le descrizioni fisiche sono qualcosa di straordinario, unione di colori e suggestioni, che richiamano alla mente lo stile sensuale e immaginoso di Isabel Allende o del Marquez di “Cent’anni di solitudine” (fatto curioso è la scelta del cognome delle gemelle barbute, Melquiades, che nel romanzo dello scrittore Colombiano è il nome di uno zingaro girovago, precursore di tempi e invenzioni).
“Stella aveva occhi glauchi intarsiati di pagliuzze dorate e la carnagione che riportava alla mente le bianche braccia delle statue delle dee greche e gli ignudi corpi marmorei dei campioni olimpici. L’esposizione alla luce solare dei giorni più caldi e tersi donava fresche sfumature d’albicocca alla sua pelle, sulla quale andavano accendendosi lentamente efelidi briose come una manciata di petali di fiori bruni”.
Durante la lettura, ho
sentito però la mancanza di un
maggior numero di dialoghi. Le
parole che escono dalla bocca del
protagonista (e non), il non
detto, il sott’inteso, rendono il
personaggio più vero, vicino e
accessibile. Ma forse è una
scelta stilistica ben precisa,
per mantenere definito il
confine tra realtà e fantasia,
per lasciare al lettore il ruolo di
spettatore che seduto davanti al palco,
non può toccare gli attori, soltanto
seguirli ed accompagnarli durante la
rappresentazione. Altro appunto, la
lunghezza del libro. La storia avrebbe
meritato più pagine e parole,
più respiro. Quello che ho
definito quarto atto, aveva ancora molto
da dare, poteva svilupparsi maggiormente
e farci sognare ancora un po’.
Tutto questo però non toglie niente a
quanto già detto, la novella è lieta e
scritta molto bene, i personaggi
sono ben tratteggiati e i
particolari descritti con accuratezza.
Ci sono diversi elementi salienti che
arricchiscono, come i versi delle
canzoni/ poesie o l’uso dei fori per
meglio caratterizzare il personaggio e
imprimerlo nell’immaginario.

